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Osteopatia e neonati

Quando portare un neonato dall’osteopata:

  • Parto lungo o particolarmente rapido
  • Parto cesareo che non ha permesso il passaggio nel canale del parto
  • Parto con ventosa
  • Parto gemellare (per valutare eventuali compressioni in utero=
  • Costipazione o stipsi


Dopo l’esclusione da parte del medico di patologie correlate alla costipazione e stipsi, il trattamento osteopatico può essere efficace e risolutivo anche in uno o due trattamenti. Le cause della stipsi in un neonato si possono correlare a diversi fattori, come il periodo intrauterino o il parto stesso: le contrazioni uterini presenti durante la gravidanza, a manovra di Kristeller, la rottura precoce delle acque, l’utilizzo
dell’ossitocina e il passaggio nel canale vaginale sono tutti fattori che sottopongono il neonato a delle compressioni.

Oppure da fattori che subentrano in seguito come per esempio:

  • Posizioni in cui il bimbo è in contenzione per troppo tempo (esempio sdraiette/ovetti ecc) o posizionato “seduto” prima del previsto.
  • Eventuali posizioni preferite della testa che se mantenute possono andare a irritare il passaggio del nervo vado.


È importante ricordare che comunque vi è una immaturità neurologica dei plessi nervosi a livello del colon discendente, nei primi mesi, quindi in alcuni casi potrebbe essere del tutto fisiologico e risolversi con la crescita.


L’osteopata lavorerà andando a riequilibrare la globalità del piccolo soffermandosi soprattutto su:

  • Osso sacro (dove sono presenti i centri della defecazione)
  • Il cranio per la sua relazione con il nervo vago e in particolar modo l’occipite
  • Il diaframma
  • Intestino
  • Colonna dorso-lombare e sacrale dove risiede il sistema neurovegetativo che rallenta o favorisce il transito intestinale in base a quale prevale. Può essere utile insegnare ai genitori a fare dei massaggi per facilitare il rilassamento dello sfintere.

Reflusso e rigurgiti

Tramite delle manipolazioni molto delicate, sul sistema fasciale e cranio sacrale, che non disturbano il neonato, anzi, spesso il piccolo paziente si calma durante il trattamento perché si vanno a rilasciare le tensioni responsabili del fastidio. Per migliorare la sintomatologia si può intervenire agendo su diverse strutture:

  • Il cranio (in particolare l’occipite, l’osso principale della sfera posteriore) allentando così la compressione sul nervo vago
  • La colonna dorsale alta, in mezzo alle scapole, zona che va ad innervare la parte ortosimpatica dello stomaco.
  • Legamenti gastrici, migliorando la fisiologia dello stomaco e degli organi adiacenti
  • Il diaframma (il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale) sul quale si poggia lo stomaco. (Responsabile del singhiozzo di molti piccoli che soffrono di RGE)
  • Il sistema Gastro-intestinale nei primi tre mesi di vita del neonato è in formazione, il reflusso potrebbe essere legato ad un’immaturità del cardias, lo sfintere tra stomaco ed esofago che dovrebbe chiudersi per impedire la risalita di cibo.

Oppure potrebbe dipendere da una tensione o compressione delle suture del cranio o dei tessuti membranosi intracranici che tendono a creare un’irritazione delle strutture nervose alla base del cranio (in particolar modo il decimo nervo cranico, il nervo vago, che innerva lo stomaco). Secondo alcuni studi recenti il reflusso si presenta più frequentemente nei piccoli che hanno avuto un parto traumatico.

Plagiocefalia (testina piatta ai lati o dietro)

Durante il travaglio la testa del piccolo è soggetta a delle forze compressive molto potenti e a causa di queste forze la testa viene sottoposta a un processo di modellamento durante il quale le soffici ossa del cranio si sovrappongono, si piegano e si deformano per ridurre il diametro e poter passare più facilmente nel canale vaginale.

Nei primi 15 giorni dopo il parto, generalmente vi è un ritorno graduale ad una forma classica del cranio ma non è sempre così.
Quali sono i fattori che aiutano questo processo?

  • Le azioni muscolari create nel pianto e nello sbadiglio
  • La suzione, ha l’effetto di una potente pompa decompressiva durante l’allattamento
  • Il cambio frequente delle posizioni in cui viene tenuto il bimbo
  • Il tummy time sul petto del genitore


È consigliato fare una visita osteopatica pediatrica nei primi 20 giorni di vita del piccolo per controllare il riposizionamento corretto delle ossa ed eventualmente trattarle per liberarle dalle compressioni.
Queste compressioni potrebbero determinare l’insorgenza di plagiocefalie, irritazioni dei fasci nervosi, problematiche legate alla suzione, reflusso, coliche e problematiche legate al sonno.

Inoltre è importante sapere che dalla forma della testa di un neonato dipenderà anche la sua postura quindi non è solo un fattore estetico.

Torcicollo con bambino che non riesce a ruotare la testa da entrambi i lati

Il neonato nei primi mesi di vita potrebbe avere una posizione preferita, presentandosi con la testa ruotata o inclinata sempre dallo stesso lato. Questo succede perché magari riprende una posizione che aveva nella pancia della mamma; per la presenza di un torcicollo miogeno oppure perché c’è qualcosa che lo infastidisce dal lato opposto.
Cosa comporta tenere la testa sempre dallo stesso lato:

  • Potrebbe causare una plagiocefalia posizionale, ovvero una deformazione del cranio. Il fatto di avere la testa sempre nella stessa posizione è il primo passo verso l’appiattimento della testa dal lato della rotazione.
  • Potrebbe determinare una posizione viziata degli occhi, obbligati a guardare sempre verso il lato in cui ruota e quindi una limitazione dal lato opposto (ciò potrebbe provocare un leggero strabismo o occhio più congestionato)
  • Potrebbe provocare uno schiacciamento e un’irritazione di alcuni nervi cranici, in particolare il nono, il decimo e l’undicesimo nervo cranico. Questo potrebbe determinare problematiche legate all’allattamento o al sistema viscerale come coliche e reflusso.
  • Potrebbe portare ad uno squilibrio posturale o ad una contrattura muscolare sul lato eccessivamente sollecitato.

È quindi importantissimo:

  • Alternare SEMPRE la rotazione della testa sia a dx che a sx, i genitori possono ruotarla piano piano senza forzare, durante il sonno è sicuramente più semplice
  • Invertire la posizione della next to me se la posizione preferita è verso il letto dei genitori
  • Se allattato in modo artificiale alternate sempre il lato in cui date il biberon
  • Fate attenzione a quando lo prendete in braccio, se sempre con il braccio
  • Dominante potreste favorire una rotazione della testa piuttosto che l’altra

Cercate di alternare:

  • Problematiche di suzione che con i consulenti all’allattamento potete valutare come dovute alla postura o a blocchi mandibolari
  • Postura a virgola (il bambino sembra sempre una virgoletta dallo stesso lato)
  • Problemi di sonno agitato e difficoltà a rilassarsi o a stare supino

Osteopatia in gravidanza


Durante il periodo di gestazione, l’osteopata segue i cambiamenti fisiologici del corpo e ha le competenze per riequilibrare i continui adattamenti posturali della donna.


Il trattamento osteopatico permette di ridurre le tensioni presenti, accompagnando la mamma verso un parto che sia il più possibile naturale e privo di complicazioni.

  • Liberare l’osso sacro da disfunzioni, la sua eventuale posterizzazione e il controllo della sinfisi pubica (considerata come il freno anteriore del sacro) sono tre dei punti chiave del trattamento manipolativo osteopatico in gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre.
  • Una buona funzionalità biomeccanica del corpo e soprattutto della pelvi può avere un impatto benefico durante tutta la gravidanza, in particolare nel momento del parto.

L’osteopata con delle tecniche molto delicate, andrá ad eliminare le rigidità e le disfunzioni presenti, garantendo una corretta mobilità ed elasticità tissutale al bacino, facilitando il parto sia per la mamma che per il feto.

“Il corpo è un’unità”, e il concetto di insieme riguarda sia la mamma che il piccolo, mantenere un buon equilibrio può aiutare entrambi. Se la mamma dovesse presentare delle disfunzioni osteopatiche al livello del bacino o della colonna vertebrale il feto potrebbe essere limitato negli spostamenti (non riuscire a mettersi in posizione cefalica per esempio). Inoltre mantenere una posizione errata, per un lungo periodo di tempo, associata alla malleabilità delle ossa, potrebbe determinare nel feto una deformazione cranica e uno squilibrio dei muscoli del collo.

Dopo la nascita il neonato tenderà a prediligere la stessa posizione mantenuta nell’utero, peggiorando la deformità cranica acquisita. In questi casi l’Osteopatia può essere un aiuto fondamentale ancor prima
della nascita lavorando sulla postura e sulle disfunzioni della mamma.

Osteopatia e legamenti in gravidanza: durante la gravidanza viene prodotto dalla donna un ormone che permette il rilascio dei tessuti.
Diversi legamenti circondano e sostengono l’utero mentre cresce durante la gravidanza. Uno di questi è chiamato legamento rotondo. Il dolore al legamento rotondo è spesso improvviso, uno spasmo acuto
nella parte inferiore della pancia, nell’aria inguinale o sul pube fino alle grandi labbra.
Di solito colpisce il lato destro, ma può verificarsi su entrambi i lati. È uno dei disturbi più comuni durante la gravidanza ed è avvertito soprattutto durante il secondo trimestre. Il legamento rotondo in gravidanza cresce tre volte e mezzo. Se questo legamento è teso la donna avrà dolore per tutta la crescita dell’utero e potrebbe essere la causa di contrazioni precoci. Il legamento rotondo, insieme al legamento utero sacrale e il legamento largo andrebbero testati ad ogni visita osteopatica della donna in
gravidanza. Insieme alla sinfisi pubica (freno anteriore del sacro) e al legamento inguinale.

Osteopatia durante il post parto

Dopo il parto, sia naturale che cesareo, il corpo della mamma subisce nuovamente un forte cambiamento; dovrà riabituarsi ad una vita completamente diversa e ripristinare uno stato di equilibrio. Potrebbe soffrire
di lombalgia, cefalee, dolori di vario genere e un’intensa stanchezza. Il trattamento osteopatico è un valido alleato per togliere le tensioni muscolo scheletriche che si sono create durante la gestazione e nel corso del parto, ripristinando una corretta fisiologia, eliminando il dolore e favorendo il riassestamento degli organi interni (intestino e utero in particolare). In ogni donna che ha partorito, andrebbe controllata la mobilità dell’osso sacro. Il mancato adattamento del sacro post parto può provocare sintomatologie legate alla colonna, al bacino, al pavimento pelvico e al sistema neuro-vegetativo.
In caso di diastasi dei retti addominali, le tecniche osteopatiche non possono essere risolutive, ma sono molto efficaci per ristabilire una corretta pressione a livello addominale, rendendo più elastica e ammortizzante tutta la struttura. Riequilibrare il bacino può favorire una risoluzione più veloce della diastasi (dipende sempre dal grado della diastasi ovviamente). Durante tutta la gravidanza e soprattutto durante il parto in seguito alle spinte possono insorgere dei problemi legati alla mobilità costale che potrebbero determinare oltre alle classiche fitte intercostali, delle difficoltà nell’allattamento.
In caso di parto cesareo il trattamento osteopatico è utile nella fase post intervento nel trattamento delle cicatrici, le quali vanno trattate dall’osteopata subito dopo la cicatrizzazione definitiva, circa 3 mesi dopo il
parto.

Osteopatia e vulvodinia

Come in tutti i casi di dolore cronico l’approccio migliore è quello multidisciplinare. Nelle pazienti con vulvodinia è molto spesso presente un ipertono della muscolatura pelvica che si presenta come dolore localizzato che spesso si irradia anche in aree distanti dalla zona vulvare. Il pavimento pelvico non è un distretto a se stante, fa parte “dell’insieme corpo”, l’osteopatia in complementarietà con la terapia
ginecologica e con il trattamento ostetrico ha proprio l’obiettivo di normalizzare le disfunzioni messe in atto dall’organismo per non sentire dolore, o la normalizzazione delle disfunzioni che possono ostacolare il rilascio del pavimento pelvico, andando a ridurre la sensazione dolorifica e il tempo di riabilitazione.
Il trattamento osteopatico orienta l’attenzione all’ipertono della muscolatura pelvica, alla componente legamentosa e articolare del bacino e integra tali disfunzioni all’interno dello schema corporeo e del
funzionamento fisiologico di tutto l’apparato muscoloscheletrico e viscerale.
Il pavimento pelvico risente ed è interconnesso al diaframma toracico insieme al quale gestisce le pressioni.

L’osteopatia in generale

“La causa di un problema a volte è lontana dal sintomo”. Spesso il dolore che le persone sentono e avvertono, rappresentano un campanello di allarme di qualcosa che ha origine da problematiche diverse,
ben più profonde.

Un mal di schiena al livello lombare potrebbe dipendere da una problematica legata all’intestino o magari un reflusso gastro esofageo da un blocco dorsale.

Chiedendosi il “perché?” di un dolore l’osteopata cerca di risalire, tramite alcuni test, alla causa del problema cercando di individuare e trattare quei fattori che hanno creato condizioni tali per cui il corpo manifestasse questi sintomi.
È importante sapere che tutti gli organi sono dotati di mobilità: sotto la spinta meccanica del diaframma gli organi addominali e toracici subiscono delle compressioni, una sorta di “effetto pompa”, che sono notevolmente benefiche per la salute degli organi stessi. Il compito dell’osteopata (in assenza di malattia ovviamente )è proprio quello di ridare questa mobilità, partendo dal presupposto che dove c’è
movimento c’è salute.

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